Alimentazione nella donna infertile

Alimentazione nella donna infertile

Numerosi studi clinici dimostrano come un’adeguata quantità di tessuto adiposo e una corretta distribuzione del grasso corporeo siano fattori critici per l’insorgenza e la persistenza di regolari cicli mestruali.
In particolare, è soprattutto la presenza di eccessivo grasso a livello addominale che sembra creare i maggiori problemi per la funzionalità riproduttiva della donna.
In tali casi, si determinano alterazioni proprio a livello endocrino metavolico, che più spesso sfociano in uno stato di insulino resistenza ( ridotta sensibità all’insulina), interferendo negativamente con la funzione ovarica.
Correlativamente, da diversi studi emerge che già con una riduzione del 5-10 % la fertilità migliora ( Van der Steeg et al., 2008).
D’altra parte, anche le donne sottopeso presentano problemi di infertilità, ad esempio in termini di minor numero di ovulazione nell’arco di un anno rispetto alle donne con peso normale.
Questo blocco ma anche la riduzione del numero di ovulazioni, sembra almeno in parte dovuto alla reazione del sistema endocrino,il quale interpreta la perdita di peso drastica alla stregua di una situazione di pericolo, caratterizzata da insufficienti apporti nutrizionali fondamentali per un corretto svilupp0 del feto e per il benessere quella madre, quindi una situazione che l’organismo avverte come potenzialmente inadatta ( Scott S. et al.,1999).
Per quanto riguarda gli alimenti e gli specifici apporti nutrizionali si è visto che un alto consumo di latticino magri sembrerebbe aumentare il rischio di infertilità anovulatoria.
Uno studio ha infatti dimostrato come la diversa composizione del latte magro ( con aggiunta di proteine come alfalactoalbumina) abbia effetti androgenici. Lo studio in particolare ha evidenziato un aumento dei livelli di IGF 1 (ormone che svolge un ruolo chiave in patologie come la sindrome dell’ovaio policistico) in seguito ad assunzione di latticini magri ( Chavarro et al., 2007).
Tra gli alimenti pro gravidanza non dovrebbero mancare sulla tavola gli acidi grassi essenziali Omega 3, contenuti in alte quantità nel pesce azzurro ma anche in fonti vegetali quali semi di lino, legumi, noci e l’olio di soia, e gli Omega 6, contenuti negli oli vegetali, in particolare mais e girasole ma anche in alimenti come uova.
Tuttavia uno squilibrio fra le quantità di Omega 6 e Omega 3 può determinare variazioni del numero e della dimensione dei follicoli, nell’ovulazione e nella produzione di progesterone da parte del corpo luteo e nel periodo di gestazione ( Abayasekara et al.,1999).
Per quanto riguarda gli Omega 3, particolare attenzione va posta nella scelta del pesce, considerandone la specie e la provenienza. Elevati livelli di mercurio sono stati misurati in donne di coppi infertili afferenti a un programma di fecondazione assistita e sembra che l’effetto citotossico o genotossico associato comporti una riduzione della qualità ovarica ( Choy et al.,2002).
Per quel che riguarda i carboidrati, una dieta finalizzata alla fecondità femminile deve prestare attenzione all’indice glicemico.
Sono da preferire alimenti integrali rispetto a quelli raffinati ( Brand M. et al.,2009).
Infine, anche una scorretta quota di vitamine e microelementi è legata a problemi di infertilità. Diete sbilanciate con un basso contenuto di minerali e vitamine soprattutto vitamine del gruppo B e in particolare una carenza di vitamina B6 causa un aumento della concentrazione di omocisteina, determinandone alti livelli non solo nel sangue ma anche nel liquido follicolare, influenzando negativamente la qualità ovocitaria ed embrionale. Una corretta assunzione di vitamina B6 favorisce l’impianto dell’embrione, auemntandone le probabilità di concepimento e diminuendo il rischio di aborti ( Ebisch et al., 2007). Gli alimenti ricchi di vitamina B6 sono lievito di birra, prodotti integrali, legumi, frutta, vegetali crudi, olio di germe di grano, pesce e carne.
Tra le sostanze che possono agire negativamente sul sistema riproduttivo e sulla fertilità, e delle quali va quantomeno ridotto il consumo vi sono l’ alcool e la caffeina.
Diversi studi hanno valutato il meccanismo implicato nello sbilanziamento dell’asse ipotalamo ipofisi ovaio, in particolare nelle donne etiliste si osservano spesso problemi di fertilità, con situazioni cliniche di amenorrea, cicli anovulatori, defici della fase luteinica e iperprolattinemia persistente ( Possati et al., 1992).
Analogamente, il consumo di alimenti contenenti caffeina (caffè, tè, soft drink, cioccolata) sembra influenzare la fertilità, sembra che la caffeina abbia effetto sull’ovulazione e sullo sviluppo del corpo luteo attraverso un’alterazione dei livelli ormonali.
Un consumo di più di cinque tazze di caffe al giorno, circa 500 mg è stato associato a una diminuita fertilità.